Galatea a Londra: il monumento funebre del Marchese Spinetta Malaspina

Cari amici,

il mese scorso sono stata a Londra, ovviamente per svago ma…come non pensare al blog e ai miei lettori “assetati”di arte? Avevo voglia, una volta tornata in Italia, di scrivere qualcosa di questo viaggio, ma cosa? Cercavo un argomento non troppo inflazionato, ed ecco che un bel giorno girando  tra le stanze immense del Victoria and Albert Museum…bingo!!

Vedo uno splendido monumento equestre: mi avvicino, leggo il nome Marchese Spinetta Malaspina e noto l’inconfondibile stemma con lo spino fiorito.  I Malaspina, per chi non lo sapesse, erano i signori della Lunigiana(zona vicino alla mia Versilia) e per un  motivo di “vicinanza” decido di parlarne oggi.

Questa importante famiglia aveva ospitato Dante Alighieri nel periodo del suo esilio, e il sommo poeta nell’VIII canto del Purgatorio inscena il suo incontro con Corrado Malaspina, del quale sottolinea i valori cortesi di amore e famiglia: ” Fui chiamato Corrado Mapaspina;/ non son l’antico, ma di lui discesi;/ a’ miei portai l’amor che qui raffina” ( Divina Commedia, Purgatorio, Canto VIII, vv. 118-120).

Verso la metà del XII sec. la famiglia Malaspina  si scisse in due rami: uno detto dello “spino secco“, l’altro dello “spino fiorito“. Da quest’ultimo nacque Spinetta, probabilmente nel 1282.

Stemma_Malaspina_(spino_fiorito)

Stemma Malaspina, spino fiorito

Stemma_Malaspina_(spino_secco)

Stemma Malaspina, spino secco

Egli sostenne aspre lotte contro Castruccio Castracani, signore di Lucca, da cui fu sconfitto perdendo tutti i propri feudi; fu allora accolto da Cangrande a Verona dove rimase fino a che, alla morte di Castruccio nel 1328, rientrò in possesso dei suoi beni. Morì nel 1352 nel castello di Fodisnovo in Lunigiana.

Condottiero e abile uomo politcio, Spinetta Malaspina si dedicò anche alle opere di carità, ideando e fondando, a Verona, la “Casa dei Nobili”, ospizio riservato a sei nobili decaduti. Annessa alla casa c’era la chiesa di S. Giovanni in Sacco (distrutta nel primo decennio del Cinquecento) voluta dallo stesso Spinetta. In essa, nella prima metà del XV sec., gli eredi Malaspina edificarono un mausoleo pensile di ampie proporzioni per onorare l’avo. Nel 1886 il monumento, segato ed imballato, fu portato clandestinamente all’ Albert and Victoria Museum di Londra, ove tuttora si trova.

spinetta

Il monumento, in marmo e stucco, originariamente era policromo ma oggi il  colore è quasi scomparso.Tracce di doratura rimangono sulla staffa del cavallo, sulla tunica e sulla parte anteriore del berretto del soldato di destra; il metallo della briglia e del morso sono originali. La scena cavalleresca, sovrastante l’arca, presenta al centro Spinetta Malaspina a cavallo, con ai lati due scudieri che sollevano la tenda di un padiglione da campo,  sormontato dalla figura a tutto tondo di un angelo ad ali spiegate. Nella parte inferiore del monumento abbiamo la madonna in trono circondata da angeli e un’ epigrafe in latino in cui è scritto che il monumento è stato fatto da Leonardo Malaspina e dal figlio Galeotto per celebrare le virtù personali e le doti militari di Spinetta.

particolare dell'epigrafe

particolare dell’epigrafe

Particolare: leone con stemma Malaspina, spino fiorito

Particolare: leone con stemma Malaspina, spino fiorito

Il morso e le redini in metallo originale

Il morso e le redini in metallo originale

Per terra, proprio sotto il monumento, una lastra della quale non sono riuscita a leggere le parole, ho però identificato l’inconfondibile spino fiorito stilizzato.

lastra

Lastra sotto il monumento

IMG_1453-001

particolare della lastra

L’opera, nell’impostazione del monumento equestre e per l’attenzione al particolare, mostra di essere un frutto tardivo dell’ esperienza tardogotica. Il periodo di costruzione va dal 1430 al 1435, quindi molti anni dopo la morte di Spinetta (ma come abbiamo detto la funzione di questo monumento equestre era puramente celebrativa). Gli storici dell’arte, dopo molti dibattiti, oggi sono concordi nell’attribuirlo a Antonio da Firenze coadiuvato da Pietro di Niccolò Lamberti e Giovanni di Martino da Fiesole il cui apporto si vede nelle figure.

Alla prossima!

Galatea

 

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