Galatea incontra un giovane attore e scrittore versiliese: LAERTE NERI

Oggi vorrei presentarvi un giovane attore e scrittore versiliese: Laerte Neri. Conosco Laerte da molti anni e conosco anche la sua forte e sana passione per la recitazione e la scrittura. Mi piace vedere giovani italiani che cercano di non abbandonare i propri talenti  e passioni nonostante le difficoltà! Ho incontrato Laerte qualche settimana fa a Palazzo Mediceo (Seravezza) per la presentazione del suo primo libro Il mio primo Capodanno e l’iniziativa ha avuto un gran successo: molti erano i giovani tra il pubblico e molte le copie del libro vendute!!!

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16 febbraio 2013, Palazzo Mediceo, Seravezza

16 febbraio 2013, Palazzo Mediceo, Seravezza

Ma conosciamo meglio il giovane scrittore:

Chi sei? Mi chiamo Laerte Neri, sono nato a Forte dei Marmi 31 anni fa, abito a Querceta e nella vita mi occupo di teatro. Ho scoperto il teatro a 18 anni. Vidi uno spettacolo al Teatro degli Animosi di Carrara. Era “Novecento” di Alessandro Baricco, con Eugenio Allegri e la regia di Gabriele Vacis. Ne rimasi incantato. Di lì a poco mi iscrissi al corso teatrale che si svolgeva presso il Liceo Scientifico “Michelangelo” e mettemmo in scena una rivisitazione de “L’Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters. Quello è stato il mio primo spettacolo. Da lì ho continuato a coltivare questa passione, che mi ha portato a frequentare il corso di Laurea “Cinema, Musica e Teatro” (presso la Facoltà di Lettere di Pisa) e parallelamente a frequentare anche altri percorsi più pratici fra cui il Corso di Formazione in Teatro Sociale presso l’Istituto d’Arte Drammatica (IARDRAMMA) di Lucca  e il Corso di Recitazione (IL FIORE DELL’ATTORE) presso il teatro Verdi di Pisa. Con alcuni fondamentali compagni/e di Viaggio abbiamo creato una compagnia, “La Compagnia degli Instabili” con cui ho portato in scena le prime rappresentazioni fuori da un percorso scolastico (ricordo con particolare affetto “COME GORDO DIVENNE UN UOMO”). 

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Da sei anni a questa parte ho la fortuna di far parte della Compagnia “COQUELìCOT TEATRO”                                              ( www.coquelicoteatro.it ), grazie alla quale la mia passione per il teatro è diventata un lavoro. Con Coquelìcot ci occupiamo di Formazione, sia all’interno della scuola (Teatro Educazione) sia all’esterno (corsi di Recitazione), di Organizzazione (le Rassegna “La scuola va a teatro” e “Domeniche a teatro” entrambe alla loro 6° edizione) e di Produzione (Spettacoli Teatrali per Ragazzi, rivolti a varie fasce d’età, l’ultimo dei quali, “SE IO FOSSI TE” ha debuttato neanche un mese fa a Massarosa).

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Faccio parte anche di una Compagnia di Teatro Sociale, con sede a Lucca, il cui nome è “EMPATHEATRE, La Compagnia dei salvastorie” ( www.empatheatre.it ). Questa compagnia opera molto spesso in contesti sociali anche difficili (centri psichiatrici, carceri, scuole) e utilizza alcune tecniche del Teatro Sociale basate sul coinvolgimento attivo del pubblico (Playback Theatre, Teatro di strada…).

Fra gli spettacoli che hai creato a quale sei particolarmente affezionato? Difficile sceglierne uno fra tutti. “Crash” [ http://www.youtube.com/watch?v=BrfwnblnvxY ] è stato sicuramente lo spettacolo in cui per la prima volta mi sono confrontato con un Ruolo e un Personaggio molto impegnativo. Crash è un ragazzo che fa parte di una squadra di football americano, e fa fatica a comunicare un disagio interiore che sente: lo fa diventando aggressivo, e prevaricando gli altri, in particolare un suo coetaneo di nome Webb. A un certo punto però capirà che esiste anche un altro modo, e comincerà a cambiare. Crash cambia a forza di cascare, di scontrarsi con un mondo che non capisce e che non accetta del tutto. Bella la frase di un poeta e pedagogo, Danilo Dolci, che sintetizza il suo percorso: “Maturare attraverso le rotture, maturare a bruciarsi”. Interpretare Crash non è stato facile: è un personaggio complesso, e con un carattere piuttosto diverso dal mio. Ma attraverso di lui ho capito alcune cose importanti, riguardanti anche il mio passato, la mia adolescenza.

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Oltre alla passione del teatro ti piace anche scrivere, è vero? Si. Mentre nel teatro si “scrive” nell’aria, “Verba volant”, coi libri si scrive sulla carta e “Scripta manent”. Entrambe le cose sono necessarie. Momenti in cui le parole prendano il volo, momenti in cui le parole trovino fissa dimora.Scrivere è, per me, mettere insieme le immagini che mi colpiscono, cercare le giuste parole, e dargli una connessione, creare un intreccio, una storia. Amo l’arte del raccontare: rendere una storia interessante è anche cercare il punto di vista giusto con cui guardarla, farsi delle domande, dialogare col lettore. Come dice Calvino nella prefazione di “Sotto il sole giaguaro”: “… credo che sempre scriviamo di qualcosa che non sappiamo: scriviamo per rendere possibile al mondo non scritto di esprimersi attraverso di noi…”. Ed è così, scrivere è un modo per capire il mondo.

Parlaci del libro che hai da poco pubblicato? Di che si tratta? “IL MIO PRIMO CAPODANNO” è una Raccolta di dieci Racconti, scritti nel corso di questi ultimi tre anni. Sono racconti ambientati nella Provincia di Lucca, e i cui protagonisti sono spesso ragazzi della mia età, o più giovani. Questi racconti vorrebbero essere uno specchio di questi tempi, di come io li percepisco, e di una generazione, la mia. Infine “Il mio primo capodanno” è un inizio, la mia prima pubblicazione, e al contempo è anche una fine, un punto che, grazie alla Del Bucchia che ha creduto in me, sono riuscito a mettere.

Copertina di "Il mio primo Capodanno"

Copertina di “Il mio primo Capodanno”

Laerte cosa consigli a chi come te cerca di fare della propria passione un lavoro? Tanta costanza. L’occasione a volte capita quando meno te l’aspetti, e resistere anche quando sembra che non si muova niente fa la differenza. Nei miti greci accade talvolta che l’eroe si arrenda proprio quando in realtà è a un passo dall’obiettivo: bisogna sempre provare a fare un passo di più di quanto si crede possibile, resistere, superarsi.

E ai giovani aspiranti scrittori?  Di fare anche altro. Vivere solo di scrittura, nel 2013, è una rarità. E poi per essere un buono scrittore è fondamentale aver fatto esperienza del mondo. Infine, per me è stato importante frequentare dei corsi di scrittura. Colgo l’occasione, a tal proposito, per ringraziare Daniele Pierotti, che è stato mio docente proprio in uno di questi corsi.

Quali sono le maggiori difficoltà che hai incontrato (sia come attore sia come scrittore)? In entrambi i settori uno dei problemi maggiori che ho incontrato riguarda la mancanza di sostegno al mondo della Cultura. Viviamo in un paese, l’Italia, che purtroppo investe davvero poco in questo settore e gli effetti collaterali (appiattimento culturale e vedute ristrette) sono davanti agli occhi di tutti. Poche settimane fa a Forte dei Marmi la storica Libreria Giannelli ha chiuso. Due anni fa era stata la volta della Galleria del libro, a Viareggio, e della Libreria Baroni, a Lucca. Nel 2009 il Cinema Centrale di Viareggio ha chiuso. Il Teatro del Giglio, negli ultimi mesi, sta vivendo una situazione difficile. Credo che questi siano tutti campanelli di allarme importanti, e la responsabilità è collettiva. La cultura è importante, è fonte di bellezza e di comprensione. Non può esser confinata a un ruolo secondario. Se si rinunciasse a un aereo militare e quei soldi si investissero nella cultura ne trarremmo tutti un grande beneficio (ad eccezione, è chiaro, di alcune lobby…).

Quali sono i tuoi progetti futuri?  Per quanto riguarda il Teatro il desiderio è quello di replicare il più possibile “SE IO FOSSI TE”, l’ultimo nostro spettacolo, la storia di un padre e di una bambina, sua figlia, che provano a mettersi nei panni dell’altro, e di realizzarne uno nuovo. Attualmente, insieme a Paolo Simonelli e Marica Bonelli, i miei colleghi, stiamo conducendo dei laboratori teatrali per conto del Teatro del Giglio di Lucca, dal titolo “LA NATURA E’ UNO SPETTACOLO”. Scopo di questi incontri è far conoscere il teatro alle nuove generazioni, e contemporaneamente raccogliere materiale su questo tema. Cosa pensano i bambini della Natura? Quanto la conoscono? Gli piace? Ne hanno cura? Quali storie possono accadere nel mare, nel bosco, nel cielo? Per quanto riguarda invece la scrittura il desiderio sarebbe quello di riuscire a portare a termine una nuova pubblicazione. Non so ancora se un’altra raccolta di racconti o un romanzo. Entrambe le possibilità mi entusiasmano.

Ringrazio Laerte per questa bella chiacchierata e…..

se volete acquistare il libro potete trovarlo all’indirizzo http://www.delbucchia.it/libro.php?c=429 (ordine online), alla librerie Nina di Pietrasanta/Vela di Viareggio o contattando  direttamente l’autore (liberolae@libero.it).

A presto,

                                 Galatea

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