L’ex Ospedale psichiatrico di Maggiano

Passando lungo l’autostrada della Bretella tutti possiamo vedere la struttura imponente dell’ex ospedale psichiatrico di Maggiano… ma ne conosciamo la storia?

Maggiano è un complesso antico: le prime testimonianze scritte risalgono alla metà del 1200. Grazie a queste sappiamo che inizialmente era un convento abitato dai monaci fregionari (Fregionaria è il nome della collina su cui sorge la struttura). Nel 1770 papa Clemente XIV sopprime l’ordine e dona il monastero all’ospedale cittadino di San Luca della Misericordia perchè lo adibisse a luogo di ricovero per malati di mente.

Dopo una serie di lavori, l’ospedale apre ufficialmente il 20 aprile 1773 e rimane attivo fino al 1999 quando, dimessi gli ultimi pazienti, chiude definitavamente. Ovviamente la chiusura è l’ultimo atto di un processo lento, infatti già con la legge Basaglia del 1978 i manicomi non potevano più effettuare ricoveri ma dovevano attivarsi per le dimissioni graduali dei pazienti.

Nei suoi duecento anni di attività Maggiano è arrivato ad accogliere fino a 1400 anime contemporaneamente, più infermieri, dottori, inservienti. La struttura occupa un’area di quasi 40.000 metri quadrati ed è frutto di interventi architettonici realizzati durante un vasto arco temporale e che si sviluppano attorno agli antichi chiostri medievali.

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Il reparto femminile e quello maschile erano suddivisi in quattro divisioni dove i pazienti venivano smistati in base al luogo di provenienza geografica. Qui venivano affidati alle cure di infermieri che provenivano dalla stessa zona e che fossero pertanto in grado di comprenderne il dialetto.

Mario Tobino è stato responsabile del reparto femminile di Maggiano dal 1955 al 1975 abitando due anguste stanze nella palazzina dei medici, e che oggi sono rimaste così come erano al momento della morte.

Sulla palazzina c’è una targa che recita: “La mia vita è qui, nel Manicomio di Lucca. Qui si snodano i miei sentimenti. Qui sincero mi manifesto. Qui vedo albe, tramonti e il tempo scorre nella mia attenzione. Dentro una stanza del Manicomio studio gli uomini e li amo. Qui attendo: gloria e morte. Di qui parto per le vacanze. Qui, fino a questo momento sono ritornato. Ed il mio desiderio è di fare di ogni grano di questo territorio un tranquillo, ordinato, universale parlare”.

Moltissime storie si sono intrecciate all’interno di quelle tristi mura, tanto che Tobino ha dedicato ai suoi folli, che amava come figli, moltissimi libri. “Per le antiche scale”, premio Campiello nel 1971, è forse la sua opera più toccante e le scale in questione sono quelle che conducono ai dormitori del reparto femminile.

Oggi grazie alla Fondazione Mario Tobino sono state restaurate e rese visitabili alcuno parti del manicomio: la palazzina dei medici con le stanze di Tobino e due sale in cui sono visibili vecchi strumenti medici, la cappella, i reparti maschile e femminile e all’interno di questo le famose “antiche scale”, la sala radiologica, la sala per la pittura e per le varie attività e le cucine.

Le cucine forse sono la parte più spettacolare dell’intero complesso: stanze circolari, enormi e luminose, soffitti alti e attrezzature da cucina che in tempi passati hanno sfornato fino a 1400 pranzi e cene al giorno.

Tutto il resto versa in un preoccupante stato di abbandono, quindi ci auguriamo che il complesso venga recuperato come è stato fatto per le parti rese visitabili.

La struttura attualmente è di proprietà dell’ASL e non è stato possibile fare fotografie.

Vi consiglio una visita:  http://www.fondazionemariotobino.it

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