A spasso con Galatea: il Taj Mahal

Anni fa visitai una delle sette meraviglie del mondo moderno: il Taj Mahal, un vero capolavoro. Arrivare nelle città di Agra non è stato semplice: il traffico di Goverdan ha rallentato notevolmente i tempi di percorrenza (75 km in quattro ore), ma intravedere da lontano la cupola dell’edificio è un’esperienza da non perdere.

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Arrivata nel piazzale sono salita su un carro trainato da un cammello per avvicinarmi al sito e una coda infinita di persone attendeva davanti l’ingresso principale. (Se siete accompagnati da indiani vi consiglio uno degli ingressi secondari: perdervi nelle stradine del villaggio vicino è molto facile e chiedere indicazioni è un’impresa spesso ardua).

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Dopo l’ attesa in coda e qualche spintone ricevuto da impazienti visitatori del luogo ho finalmente varcato il blocco delle guardie e il controllo al metal detector.  (munitevi di calzini o copri-scarpe perché per visitare il sito è necessario essere scalzi)

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Ed eccomi davanti al Taj Mahal (“Palazzo della Corona”): una vera meraviglia. In molti non sanno che l’edificio è un mausoleo mussulmano iniziato nel 1631 per accogliere le spoglie della moglie dell’imperatore, morta dando alla luce il quattordicesimo figlio. I lavori durarono ventidue anni: vi lavorarono 20.000 persone, tra cui l’architetto italiano Geronimo Veroneo, e furono impiegati circa 10.000 elefanti.

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Secondo la tradizione per smantellare le impalcature in mattoni erano previsti cinque anni di lavoro e per velocizzare l’impresa l’imperatore concesse a chiunque di prendere il materiale. I ponteggi sparirono in una notte.

Il materiale di costruzione è molto prezioso: lapislazzuli, marmo bianco, zaffiri, cristalli colorano l’edificio assumendo sfumature diverse a seconda dell’ora del giorno.

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Il progetto prevedeva la costruzione di un edificio simile nelle vicinanze. Sarebbe stato di colore nero e avrebbe accolto le spoglie dell’imperatore, ma uno dei figli del sovrano fece imprigionare il padre per evitare di veder sperperato il denaro necessario alla costruzione .

Successivamente il Taj Mahal andò incontro a un periodo di abbandono: la capitale dell’impero Moghul venne trasferita a Delhi e l’edificio venne dimenticato. Durante la seconda guerra mondiale il governo indiano coprì l’edificio con una impalcatura per metterlo in riparo dai possibili bombardamenti.

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Attualmente il nemico principale del mausoleo è l’inquinamento. Pensate che per limitare i danni derivanti dalle polveri sottili ed evitare le continue spese di restauro le autorità locali hanno vietato la costruzione di fabbriche nelle vicinanze.

Al prossimo viaggio!

                                                  Galatea

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