Michele Carducci: luci e ombre di una forte personalità

Padre di Giosuè Carducci e figlio della famosa “nonna Lucia” a cui il poeta dedica dei versi nella poesia Davanti a San Guido, Michele Carducci chi è oltre a questo? Medico nelle miniere, uomo rivoluzionario e personalità complessa caratterizzata da un temperamento collerico e impulsivo.

Michele, nato il 28 maggio 1808 a Pietrasanta, dopo l’istruzione secondaria nel 1826 si trasferisce a Pisa dove si iscrive alla facoltà di medicina e chirurgia. Porta avanti gli studi con grandi difficoltà economiche perchè la famiglia, un tempo formata da ricchi commercianti e possidenti, è ormai in decadenza.

Gli anni Trenta sono caldi: studenti di tutta Europa si infiammano in contestazioni contro i governi. Anche a Pisa gli animi si scaldano e ad ogni angolo della città appaiono cartelli e rime beffarde che invitano i toscani a rivoltarsi contro i Lorena. Questa è l’atmosfera che respira il Carducci e dalla quale viene inevitabilmente influenzato. Con l’amico Gaetano Bichi (futuro sindaco di Pietrasanta) intrattiene una fitta corrispondenza in cui si discute di politica e di temi “cospiratori”. Le autorità di Pietrasanta il 13 marzo 1831 intercettano una lettera di Carducci a Bichi dai contenuti espliciti: dopo un’attenta analisi della situazione politica caratterizzata da insurrezioni e repressioni (informazioni ottenute grazie all’amicizia col diplomatico Angiolini della villa del Buon Riposo, località Pozzi) Carducci afferma che l’esercito francese era pronto a sostenere i rivoluzionari. (Danilo Orlandi, La Versilia nel Risorgimento, Pietrasanta, Edizioni Monte Altissimo, 2011).

Il Bichi manda un servitore a Pisa ad avvisare l’amico dell’intercettazione della lettera e raccomanda la distruzione del “materiale compromettente”. Carducci scappa a Pietrasanta entra di notte da Porta a Lucca e si rifugia nella casa della madre, qui verrà catturato il giorno dopo. (Filza I, processi sussidiari e criminali, dal 1829 al 1831, Vicario Carloni, “B” nero, n.225, Archivio Storico Comunale Pietrasanta).

I due vengono arrestati e trasferiti nel carcere di Pisa e, dopo lunghi interrogatori grazie ai quali la polizia ottiene utili informazioni sull’attività cospiratoria locale, il Tribunale di Pisa condanna Gaetano Bichi alla relegazione per diciotto mesi a Grosseto e Michele Carducci dodici mesi a Volterra. Qui conosce Ildegonda Celli che sposerà due anni dopo.

Dopo la carcerazione termina gli studi ottenendo la laurea in chirurgia e nel 1833 entra alle dipendenze della società che gestiva le miniere di Valdicastello, in questo borgo nel 1835 nasce il primogenito Giosuè . Ricopre poi incarichi temporanei nelle comunità di Pietrasanta, Stazzema e Seravezza e proprio a Seravezza accade un fatto spiacevole che lo vede protagonista.

Targa sulla casa di Seravezza

Nel 1837 subisce un processo per stupro semplice a danno di Maria Lorenza di Santi Viti, una ventenne bracciante di Basati. Riporto il contenuto delle carte relative al processo presenti nell’Archivio Comunale di Pietrasanta (Filza IX, Processi criminali risoluti al tempo del vicario regio Giacinto Albergotti, “B” nero, n.237). Michele chiamato per visitare la madre della ragazza e la ragazza, entrambe malate, avrebbe poi condotto questa nel letto per poterla visitare meglio. Qui sarebbe avvenuto lo stupro, descritto minuziosamente dalla contadina. Nelle carte della filza vengono raccolte la testimonianza della ragazza, del padre, a un paio di vicini di casa vengono chieste opinioni sul fatto che Maria Lorenza fosse o meno una “brava ragazza”. Seguono poi le relazioni di due mammane in cui esse affermano che la ragazza non era più vergine ma impossibilitate a stabilire quando era avvenuta la deflorazione e se in maniera violenta o meno.

stupro carducci

La vicenda finisce in una bolla di sapone, infatti il 13 novembre 1837  “La Ruota Criminale di Firenze veduto il processo compilato dal tribunale di Pietrasanta contro il Dott. Michele Carducci per stupro semplice, veduto il relativo decreto e sentita la relazione dell’auditore decreta non esser luogo a procedere contro il Dott. Michele Carducci per lo stupro semplice di cui è stato querelato”

Impossibile stabilire dopo quasi duecento anni come sia andata veramente la faccenda: Carducci è stato vittima o carnefice? Messo di mezzo in quanto uomo potente o approfittatore di una contadina che probabilmente non sarebbe stata creduta? Processi insabbiato per le conoscenze del personaggio o per mancanza di prove?

Un’ altra triste vicenda vede Michele come protagonista perchè la sera del 4 novembre 1857 nella casa di Santa Maria a Monte, muore il secondogenito Dante. Non sappiamo se si sia suicidato col bisturi del padre o se quest’ultimo l’abbia ucciso per sbaglio al culmine di una violenta lite, comunque se volete approfondire questa vicenda vi consiglio la lettura del testo Il dramma di casa di Luigi Severgnini.

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3 thoughts on “Michele Carducci: luci e ombre di una forte personalità

  1. Care di Galatea il tema ,oltre che complicatissimo, e disgustoso… da alcune pubblicazioni ho letto che “nel corso dell’800 la problematica relativa alla rilevanza penale dello stupro semplice si ripropone .
    Particolare interesse è sotto tale profilo la previsione contenuta nella Legge Granducale di Toscana del 1854 che puniva lo stupro semplice con una pena pecuniaria , nell’ipotesi in cui il giudice decidesse di non condannare il reo a sposare la donna stuprata …”.
    .. Restando nel XIX secolo , la violenza sessuale trova una propria configirazione all’entrata in vigore nel 1 gennaio 1890 del Codice Penale del Ministro Zanardelli* , al Titolo VIII recava la norma dei delitti contro il buon costume e l’ordine delle famiglie … all’art. 331puniva la violenza carnale; all’art.333 puniva gli atti di libidine violenti …
    *Il Codice Zanardelli sostituì il Codice penale del 1865 che di fatto era il codice del Regno di Sardegna del 1859 esteso (con qualche modificazione) all’intero territorio del Regno d’Italia, ad esclusione della Toscana ove rimase in vigore il Codice penale locale perché non conteneva la pena di morte a differenza del Codice sardo.
    Per tale ragione è solo con il presente Codice Zanardelli che si raggiungerà la effettiva unificazione legislativa del Regno.

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