Come collegare l’Alta Versilia alla Garfagnana? Un dibattito vecchio 172 anni.

E’ il 22 giugno del 1861 quando Eugenio Bertellotti  scrive un opuscolo riguardante il progetto della tanto desiderata strada capace di unire Stazzema alla Garfagnana. Il documento è custodito presso l’Archivio Comunale di Pietrasanta e la sua lettura ci mostra chiaramente i problemi e le difficoltà di un’Alta Versilia ormai lontana nel tempo. Ma chi è Eugenio Bertellotti? L’uomo è comandante della Guardia Nazionale di Stazzema e nel 1880 diventa Sindaco del Comune. Pochi anni dopo trasferisce la sede municipale da Ruosina al Ponte Stazzemese.

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lapide presente sulla facciata della vecchia sede municipale del Comune di Stazzema, via di Marina - Ruosina (foto Emanuela Olobardi)

lapide presente sulla facciata della vecchia sede municipale del Comune di Stazzema, via di Marina – Ruosina (foto Emanuela Olobardi)

Le opinioni del Bertellotti sono  quindi raccolte in “Memoria all’onorevole consiglio compartimentale di Lucca” dove sottolinea come per fino i passati Sovrani di Toscana, e di Modena mediante il Trattato di Firenze del 1842, inclinevoli ad appagare questo popolare sentimento… Impegnaronsi all’apertura di questa sospirata strada, fissandone tassativamente la percorrenza della linea per il Monte Petrosciana soprastante a Stazzema. Di parere contrario è il naturalista Emilio Simi di Levigliani che appoggia caldamente la costruzione della strada per la gola del torrente di Canzoli che accenna ad Arni ed alla Torrite secca. (per saperne di più sulla famiglia Simi https://galateaversilia.wordpress.com/2013/12/16/quando-il-re-di-sassonia-fu-ospite-della-famiglia-simi-a-levigliani/)

Il territorio stazzemese viene quindi sottoposto a diverse perizie: all’epoca Terrinca conta  702 anime, Levigliani 500 e la zona è composta da agricoltori, mediocri terre, prodotti agrari, castagne abbondanti, patate, poco frumento, bestiame. Levigliani presenta ancora cave di marmo in attività, con strada già a questi opportunamente inserviente.

Passato il Cipollaio cominciano gli ostacoli del verno a causa delle grandi masse di neve che rendono impossibile anche il passaggio a piedi. Arni conta 150 abitanti che nel periodo più freddo migrano con le capre così come le anime di Spedaletto (140 persone). Il territorio conta quindi non più di 1500 abitanti.

Proseguendo verso la Garfagnana si raggiunge Turrite secca dove le valanghe e la neve rendono impossibile il  passaggio per gli uomini e per le bestie.

Il versante opposto invece è costituito da Ponte Stazzemese o Fornetto con 250 anime, buoni caseggiati, stalle, botteghe di commestibili, una fiorente attività ferriera e una grande fabbrica di polvere pirotecnica. Le Muline (400 anime) presenta due fabbriche di polvere pirotecnica, una cartiera, due ferriere  e una miniera di ferro e vetriolo. Farnocchia conta 800 anime, Pomezzana 500 e un’interessante attività di manifattura di ferri a taglio. Stazzema (1000 anime)  primeggia nell’allevamento del bozzolo da seta e nelle vicinanze è possibile trovare miniere di ferro, cave di bardiglio fiorito, mischio, brecce, cave di ardesia  e manifatture di casse ed acciarini da schioppo.

Secondo il Bertellotti quindi la strada deve seguire il tratto da Petrosciana così da attraversare 16 paesi (per un totale di 8387 persone), non avere difficoltà e ostacoli durante l’inverno  e favorire le numerose attività industriali e agricole della zona. Inoltre, cosa non da poco,  la sua costruzione risulta economicamente meno dispendiosa rispetto al progetto sostenuto dal Simi.

Come tutti sappiamo la via Stazzema-Petrosciana non viene eseguita: l’Alta Versilia è infatti collegata alla Garfagnana dalla via d’Arni (senza passare da Cansoli). Chissà con quali argomentazioni il naturalista Emilio Simi ha sostenuto il progetto Arni-Castelnuovo!

(per saperne di più sulla via d’Arni https://galateaversilia.wordpress.com/2014/03/24/quando-il-treno-a-vapore-univa-arni-a-forte-dei-marmi/)

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