Retignano e Modigliani.

Ogni estate Retignano è frequentato dai tifosi del Torneo Alta Versilia, competizione che vede gareggiare, in accese partite di pallone, le squadre del Comune di Stazzema .

Il paese ha sicuramente origini antiche. Nominato in un documento dell’855 sembra prenda il nome da Retinio, romano a cui è stato affidata questa porzione di territorio. Ceduto poi alla cattedrale di Lucca dal re longobardo Lotario ha inglobato parte di Ruosina, Iacco e Gallena.

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Caldaia e Corte sono probabilmente le parti più antiche dal paese, lì ha avuto sede il centro amministrativo del Comunello attorno al 1100.

Secondo Barbacciani Fedeli “La chiesa di San Pietro Apostolo sarebbe stata fondata in quel sito dalla contessa Matilde di Canossa”[1] e la località ha marcato il confine tra la diocesi di Luni e Lucca.

Retignano ha dato ospitalità a due religiosi piuttosto indisciplinati: nel Duecento il diacono Buonaguida è stato processato e allontanato mentre un secolo dopo don Lotto è stato minacciato di scomunica poiché ha rifiutato di somministrare i sacramenti ad alcuni fedeli.

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Seicenteschi dovrebbero essere le strutture di guardia costruite per difendere l’entroterra dall’invasione dei pirati; l’edificio di Pineta è stato poi trasformato in metato e di quelli di Roso e di Casino rimangono poche tracce; quest’ultimo è stato trasformato in marginetta. In località il Castello forse sorgeva un altro edificio difensivo, ma poche sono le informazioni a riguardo.

Interessante l’articolo pubblicato su Versilia Oggi nel 1994: Amedeo Modigliani, in visita Versilia nel 1913, invia due cartoline all’amico Paul Alexander. La prima raffigura la Chiesa di Vallecchia e la seconda una veduta di Retignano. Modì ha abitato in via di Mezzo da Emilio Puliti, commerciante di maglieria con il banco in piazza del Duomo e il fratello Giuseppe Emanuele è stato eletto nel collegio di Pietrasanta e Versilia.

La zona chiamata Branaio ospita la marginetta della tosse “Dove ì bambini malati venivano portati a passeggiare per respirare aria buona” riferisce Sara Battistini.

Come tutti i paesi dello stazzemese anche Retignano presenta delle cave. Quelle di Montalto sono note per il pregiato bardiglio fiorito apprezzato all’estero e “Utilizzato per la ricostruzione del monastero di Montecassino dopo la distruzione nella Seconda Guerra Mondiale”[2].

Negli anni Cinquanta il bosco di Retignano è stato soggetto a rimboschimento: Amintore Fanfani ha infatti promosso un’attenta politica di tutela del verde danneggiato durante il conflitto mondiale. Nel 1949 quindi visita il paese dove apre il primo cantiere versiliese per piantare nuovi alberi. Una targa, posta sul luogo dove sono iniziati i lavori, ricorda il suo arrivo.

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[1] Giorgio Giannelli, Almanacco versiliese, Querceta (Lu): Versilia oggi, 2001-2010, 3 v.

[2] Giorgio Giannelli, Almanacco versiliese, Querceta (Lu): Versilia oggi, 2001-2010, 3 v.

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