Torna a vivere la pieve della Cappella.

Qualche giorno fa abbiamo visitato la pieve della Cappella presente sulla montagna seravezzina.

E’stata una vera gioia vedere questo piccolo tesoro versiliese aperto al pubblico dopo tanto tempo: l’edificio era infatti inaccessibile a causa dei consistenti lavori di ristrutturazione necessari alla sua messa in sicurezza.

(https://galateaversilia.wordpress.com/2013/09/28/aiutiamo-la-chiesa-di-michelangelo-a-ritornare-al-suo-splendore/)

I comitati “Salviamo la chiesa di Michelangelo” e “Comitato Cittadino per la Salvaguardia della Pieve di San Martino alla Cappella” hanno smosso la cittadinanza con articoli, raccolte fondi e iniziative varie per poter ristrutturare il più velocemente possibile l’immobile.

Fortunatamente 12.500 euro sono giunti da donazioni private; 150 mila  dalla Fondazione Mite Giannetti D’Angiolo, 20 mila  euro dall’Arcidiocesi di Pisa, proprietaria della Pieve, e altre donazioni sono arrivate dalla Cei (Conferenza episcopale italiana), dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Lucca e dalla Bcc; l’Henraux Spa ha donato i marmi per restaurare il pavimento esterno del porticato  distrutto in parte durante la Seconda guerra mondiale.

La chiesa della Cappella è stata nominata per la prima volta  in un documento del 721 conservato presso l’Archivio Arcivescovile di Lucca e, secondo lo storico Vincenzo Santini, nasce dall’ampliamento della prima edicola consacrata in zona dopo la conversione dei romani.

Nel 1299 riceve il fonte battesimale grazie all’insistenza degli abitanti della montagna stufi di recarsi a piedi a Vallecchia  e la sua giurisdizione ha inglobato Azzano, Fabiano, Giustagnana, Minazzana, Basati, Riomagno, Cerreta Sant’Antonio, Cerreta San Nicola, Colletto di Ruosina e Curiceta (borgo ai piedi dell’Altissimo e distrutto secoli fa).

La pieve  è sicuramente nota per il cosiddetto “occhio di Michelangelo” presente in facciata: il rosone è infatti attribuito all’artista toscano nonostante il progetto e la realizzazione dell’impianto sia del fidato collaboratore Donato Benti.

Accanto alla chiesa è presente un edificio seicentesco  un tempo ospizio per la comunità e per i pellegrini di passaggio. Nel tempo è stato poi trasformato nell’oratorio dell’Annunziata e attualmente è in rovina.

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