Il Duomo dei SS. Lorenzo e Barbara a Seravezza

Cari amici,

Seravezza in questi ultimi anni è una realtà che sta crescendo grazie a una gestione attenta e intelligente che sfrutta al massimo le potenzialità del suo territorio. Visitate il Palazzo Mediceo e le mostre che periodicamente offre, ma ritagliate un po’ di tempo per fare un giro per il centro storico: “perdetevi” nelle sue stradine, osservate i palazzi antichi e mi raccomando non dimenticate di dare un’occhiata ai ponti.

Dopo questo piacevole girovagare, vale la pena di visitare il Duomo dedicato ai due martiri della cristianità S. Lorenzo e Santa Barbara. I lavori di costruzione iniziarono nel 1422, in prossimità di una chiesa preesistente, come attesta un’iscrizione in caratteri semigotici collocata presso il campanile, dedicata ai santi Simone, Giuda e Agata.

CONSACRATA IN DIE KALENDARUM NOVEMBRIS AD HONOREM SS. APOSTOLORUM SIMONIS ET JUDAE ET AGHATAE MARTIRIS"

CONSACRATA IN DIE KALENDARUM NOVEMBRIS AD HONOREM SS. APOSTOLORUM SIMONIS ET JUDAE ET AGHATAE MARTIRIS”

Nel 1430 i lavori furono interrotti perchè Seravezza venne saccheggiato dalle milizie fiorentine di Astorre Gianni, fatto narrato anche nel IV libro delle Istorie Fiorentine di Machiavelli. Dopo qualche anno i lavori ripresero e nel 1506 la facciate e la navata maggiore erano completate. La bellissima torre campanaria merlata iniziata alla seconda metà del Quattrocento, fu terminata nel 1522.

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Data importantissima per la chiesa di Seravezza e per tutte la comunità, è il 1531 anno in cui Papa Clemente VII concesse il fonte battesimale (informazione che si evince anche dagli scritti di Cecco Frate) decretando così la definitiva autonoma da Vallecchia.

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particolare dell calotta del fonte battesimale, da alcuni attribuito a Stagio Stagi

La popolazione di Seravezza cresceva, così i Seravezzini nel 1607 chiesero alla Granduchessa Maria Cristina de’ Medici, residente a Palazzo Mediceo, di aggiungere le due navate laterali. I lavori possono dirsi conclusi sicuramente nel 1637, e la facciata della chiesa ha l’aspetto attuale.

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Adesso vale la pena di visitare l’interno: davanti a noi tre navate con abside e transetto, la spazialità è scandita da 6 grandi colonne in marmo della Ceragiola che nel 1588 hanno  sostituito i piloni in muratura.

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Le navate laterali sono scandite dall’alternarsi degli 8 altari e di altrettanti confessionali, questi ultimi in marmo con tarsie colorate, sono stati fatti eseguire dal cav. Ranieri Campana del quale riportano lo stemma. Abbiamo poi tre altari nella zona absidale e due nei bracci del transetto, inseriti all’interno di cappelle.

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uno dei confessionali

Le pale di questi altari sono opere di pregio, spicca fra tutte una tela del pittore lucchese Girolamo Scaglia (primo altare, navata destra), datata 1697, per l’altare gentilizio della famiglia Angiolini (visibili gli stemmi ai lati dell’altare). Nella tomba ai piedi dell’altare è sepolto il Cav. Luigi Angiolini, ministro plenipotenziario del granduca Ferdinando III.

Gerolamo Scaglia, Madonna e santi, 1697

Gerolamo Scaglia, Madonna e santi, 1697

La chiesa ospita anche un’opera cronologicamente a noi vicina, ossia una crocifissione di Marcello Tommasi del 1957, la quale andava a sostituire una tela di Filippo Martelli che doveva essere restaurata. E’ inserita nell’altare dedicato a San Francesco e San Carlo eretto nel 1696 per volere della comunità di Seravezza (quarto altare navata destra).

Leone Tommasi, Crocifissione, 1957

Marcello Tommasi, Crocifissione, 1957

La Cappella del Rosario (transetto destro) ospita un altare del 1650 e una tela il cui recente restauro ha portato alla luce il nome del pittore Filippo Martelli e l’anno 1611 in basso a destra. Possiamo vedere in fondo alla tela anche i ritratti dei committenti che pregano. Sotto l’altare c’è il corpo di San Discolio del quale abbiamo poche informazioni: nel 1824 il corpo viene esumato dal cimitero di San Callisto a Roma e portato a Seravezza nel 1830.

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Ancora nel transetto destro nella Cappella delle anime del purgatorio, c’è un tempietto ottagonale in breccia medicea che conterrebbe diverse reliquie: il sangue di San Lorenzo e Santa Barbara e persino dei frammenti della croce. Motivo di interessa la statuetta di Cristo che sovrasta il tempietto: l’autore sarebbe Donato Benti (seguace di Michelangelo).

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Bellissimo l’altare maggiore realizzato da Jacopo Benti nel 1683, osservate il paliotto: magnifici intarsi di madreperla e marmi colorati con al centro il martirio di San Lorenzo, la torre di Santa Barbara e lateralmente i gigli di Firenze.

IMG_0185L’attuale Cappella della Madonna del Soccorso (transetto sinistro) nel XVI secolo era una modesta stanza della Confraternita del SS. Sacramento, nella quale venne collocato nel 1626 il dipinto su lavagna raffigurante la Beata Maria in Valluccio, poi denominata Madonna del Soccorso. Nel XVII la stanza venne trasformata in cappella che per varietà di materiali e lavorazioni risulta una splendido esempio di stile barocco. Qualcuno dice che la Madonna sia di Rubens perchè dipinta su lavagna, come la Madonna di Rubens in Santa Maria Valicella a Roma.

Leggenda o verità? Chissà…

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